venerdì 27 aprile 2007

In ricordo di Gramsci


In occasione dei 70 anni dalla sua morte, colgo l'occasione per ricordare il filosofo ed il politico, con la speranza che dai suoi scritti le coscienze siano risvegliate dal torpore dell'indifferenza.
"Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita." (da Indifferenti, in La città futura, A. Gramsci)

lunedì 23 aprile 2007

La Francia ha votato


Ieri c'è stato il primo turno di votazioni per l'elezione del presidente della Repubblica in Francia ed il primo grande dato è l'altissima partecipazione con l' 84,6% degli aventi diritto, che è sicuramente espressione di un alto senso civico.
E poi veniamo ai risultati, i duellanti al ballottaggio del 6 maggio saranno il neogaullista N. Sarkozy con il 31,1% (UMP) e la socialista S. Royal 25,8% (PS). Sicuramente un'ottimo risultato per il primo ma anche una buona tenuta per la seconda (addirittura un incremento per il PS rispetto al 17% del 2002 con Jospin) .
Grande delusione per JM Lepen (FN) che è scivolato dal 17% al 10,5% e si è riservato di dare le indicazioni di voto il 1 maggio prossimo, ma tenedo presente che l'estrema destra non potrà mai indicare la Royal e che durante gli ultimi giorni di campagna, il leader del FN aveva espresso disappunto per la candidatura di Sarkozy in quanto figlio di immigrati, tutto questo forse porterà ad una indicazione di voto nulla o libera.
L'ago della bilancia per il secondo turno sarà proprio il centrista Bayrou (UDF) che con il 18,5% ottiene un ottimo risultato che sebbene non lo porti direttamente al ballottaggio lo propone come decisivo per l'elezione del nuovo presidente.
I piccoli partiti della sinistra (compresi PCF e Verdi) sono precipitati ad un totale del 8% e poco potranno contribuire alla vittoria della Royal.
Adesso sarà interessante vedere i prossimi 15 giorni come si modificheranno le campagne elettorali dei 2 candidati. Sarkozy, che nelle ultime settimane aveva avuto una svolta a destra, farà rotta verso il centro per avere i voti di Bayrou? E Royal, nonostante la buona percentuale dalla quale parte, si troverà comunque ad inseguire ma riuscirà a spuntarla?
Una piccola parentesi per far notare che i due candidati alla massica carica della Repubblica Francese hanno 52 e 53 anni, in Italia i nostri due leader 67 e 71.
Altro dato importante è che i francesi credono ancora nella politica e sopratutto nell'importanza del voto, che è un diritto dell'individuo ed un dovere nei confronti della società civile. In questa consultazione elettorale dagli esiti incerti, gli elettori sono andati massicciamente a votare, per esprimere la propria volontà per il futuro del paese; la gran massa degli indecisi ha seguito con interesse ed attenzione i dibattiti politici per capire quale candidato avrebbe risollevato le sorti della Francia, che dalla popolazione sono percepite in discesa (recessione economica e riduzione della stato sociale). Sebbene scontenti e delusi dai risultati di J. Chirac che non ha mantenuto le promesse, sanno che l'unico modo per esprimere il proprio volere sono le urne e cosi hanno fatto.
Il prossimo appuntamento sarà per il 6 maggio per la proclamazione del futuro presidente della V Repubblica.

venerdì 20 aprile 2007

Buon compleanno Studium Urbis


Il 20 Aprile 1303, Bonifacio VIII con una bolla papale, istituiva l'università di Roma. Ed avendoci trascorso 12 anni tra corso di laurea e spacializzazione non posso che farle i migliori auguri.
Attualmente è l'ateneo più grande d'Europa e tra i più frequentati al mondo (dopo Città del messico ed il Cairo), ma i record si esauriscono nei numeri. La qualità è altra cosa ed avendola vissuta dall'interno posso dire che quanto di buono ancora sopravvive, in termini di sapere ed insegnamento, è il frutto dell'ostinatà volontà di pochi coraggiosi. Costoro amando il proprio mestiere e credendo ancora nella missione dell'accademia combattono contro il menefreghismo e l'assenteismo imperanti.
Oggi essere ricercatore o professore all'università non è diverso dall'essere impiegato o dirigente in un qualunque ministero, pertanto è scomparso il piacere dell'insegnamento del sapere. I grandi nomi dell'università devono il proprio successo ad amicizie e conoscienze politiche, la carriera si fa portando borse e non di certo eccellendo nel proprio campo. Anzi il desiderio di conoscere e confrontarsi con altre realtà, è visto come inammissibile atto di presunzione ed irriconoscienza verso coloro che nella palude dell'ignoranza ci stanno bene e ci hanno fondato il loro piccolo regno di meschinità.
Una università già malata ha avuto il colpo di grazia con le ultime riforme che si sono susseguite, in cui ispirandosi agli atenei americani, è stato adottato pedisseguamente il modello d'oltre oceano, avendo come risultato di aprire il pollaio alle volpi. Cosi' l'autonomia degli atenei si è tradotta nella perdita di interesse per la qualità e la selezione a tutto vantaggio del maggior numero di iscritti, che equivalgono a maggiori sovvenzionamenti statali.
E cosi' riforma dopo riforma, generazioni dopo generazioni, la nostra università invecchia, perde entusiasmo e credibilità. Qualcuno scappa, qualcunaltro resiste strenuamente e tanti si adeguano e come sciacalli si affrettano a divorare quanto di commestibile è rimasto nella carcassa della gloriosa Studium Urbis.
L'augurio che sento di farle è che grazie all'impegno di pochi possa risorgere dalle proprie ceneri, non sopravvivendo ma riacquistando forza ed entusiasmo.
"Il futuro è passato qui"

giovedì 19 aprile 2007

Rieccomi


Dopo un mese e mezzo ho deciso di tornare a scrivere. Questo è il blog, il mio diario e quindi ogni tanto ci si prende una pausa per ritornare poi a scriverci più carichi di prima o, a volte, per abbandonarlo completamente.
Da Maggio vado a lavorare a Montpellier, cosi vi sapro' parlare di questa cittadina francese in cui il 43% della popolazione ha meno di 30 anni, ha un'alta concentrazione di musei e di cacche di cane, un centro cittadino che è un gioiellino, non ha metropolitana ma 2 linee di tram e che dista solo 300 Km da Barcellona.
Intanto qui a Lione c'è un bel sole pieno e caldo, ed è veramente spettacolare prendere l'aperitivo a bordo di una chiatta sul lungo Rodano. Anche la fredda Lione puo' donare piacevoli momenti di relax. Certo la qualotà dell'aperitivo non puo' neanche lontanamente reggere il confronto con l'omologo romano, qui prendi l'aperitivo e ti danno solo quello niente a contorno, sono un po' primitivi ma tant'è che in primavera anche qui rifiorisce l'animo che il grigio dell'inverno aveva appassito.

sabato 24 febbraio 2007

Il Sig. G

"...ma io ti voglio dire che non è mai finita che tutto quel che accade fa parte della vita"

venerdì 23 febbraio 2007

Il Sig. G


Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà, ... La mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un'educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima (prima, prima...) era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano... (!)
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona...
Qualcuno era comunista perché era ricco, ma amava il popolo...
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era così affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione?... oggi, no. Domani, forse. Ma dopodomani, sicuramente!
Qualcuno era comunista perché... "la borghesia il proletariato la lotta di classe, cazzo!"...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI3.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare TUTTO!
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini...
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo Secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c'era il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggiore partito socialista d'Europa!
Qualcuno era comunista perché lo Stato, peggio che da noi, solo l'Uganda...
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera!...
Qualcuno era comunista perché chi era contro, era comunista!
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia!
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno. Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora?Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo. Perché ormai il sogno si è rattrappito.Due miserie in un corpo solo.


Giorgio Gaber

mercoledì 21 febbraio 2007

Dopo le mine antiuomo

A partire dal 20 fino al 24 febbraio ad Oslo si sta svolgendo un convegno per l'abolizione delle cluster bomb ossia le bombe a grappolo. Sono presenti 46 paesi e la strada per abolire una tale atrocità è ancora lunga ma un dovere intraprenderla e cercare di fare al più presto, poiché hanno fatto e continueranno a fare migliaia di vittime sopratutto tra i civili.
Cosa sono e come funzionano: sono delle bombe lanciate da erei che al momento dell'attacco, disperdono su un ampio perimetro delle bombe più piccole e non possono essere controllate. La maggior parte di queste non esplode al momento dell'impatto e può uccidere anni più tardi, funzionando nei fatti come delle vere e proprie mine anti uomo.
Aver messo al bando le mine antiuomo non é stato sufficiente ora bisogna impedire quest'altra barbarie, cercando di essere informati ed informare su questa atroce realtà bellica.